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A DROP IN THE OCEAN | Andrea Puxeddu, Andrea Puxeddu racconta con le sue immagini il lavoro dei centri di recupero in cui vengono curate le tartarughe ferite.

A DROP IN THE OCEAN | Andrea Puxeddu

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Nel Mediterraneo esistono tre specie di tartarughe marine: la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga verde (Cheloniamydas) e la Caretta caretta. Quest'ultima è la più diffusa nel mare nostrum, tuttavia è stata stata classificata come specie in pericolo di estinzione dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN Red List 2012) e la popolazione è in costante calo.

Le cause principali sono da ricercarsi nell'inquinamento dei mari, nella pesca, nonché nello sviluppo urbano delle zone di nidificazione. Ogni anno tra le otto e le dieci milioni di tonnellate di plastica viene gettata negli oceani. Nel Mediterraneo la situazione non è migliore. Sebbene rappresenti l’1% delle acque mondiali, è qui che si concentra il 7% della microplastica globale. (fonte WWF).

La plastica modifica l'ecosistema marino e rende sempre più difficile la sopravvivenza delle tartarughe che confondono questi rifiuti con meduse, calamari o altri organismi di cui si cibano. Una tartaruga su due muore a causa dell'ingestione di plastica che le provoca
costipazione. Altre volte le tartarughe muoiono per aver inghiottito ami o per essersi impigliate nelle reti da pesca.

Gli esemplari curati dai Centri di recupero sono ancora una piccola parte, ma grazie all'intervento di volontari e operatori specializzati nel settore, molte di queste tartarughe vengono tratte in salvo, curate e rimesse in libertà. Una goccia nell'oceano, ma che per le tartarughe rappresenta la differenza tra la continuazione della specie e l'estinzione.
Andrea Puxeddu




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Tartaruga Caretta Caretta sul lettino della sala operatoria presso il Centro Recupero Animali Marini Asinara (CRAMA). Dal 2013 la Caretta Caretta è nella lista dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) come specie in pericolo di estinzione. © Andrea Puxeddu.
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Tartaruga Caretta Caretta sul lettino della sala operatoria presso il Centro Recupero Animali Marini Asinara (CRAMA). Dal 2013 la Caretta Caretta è nella lista dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) come specie in pericolo di estinzione. © Andrea Puxeddu.

Sala per radiografie. Una delle cause di morte delle tartarughe è l'ingestione di plastiche o ami da pesca. A volte l'amo è talmente in profondità nell'esofago che è necessaria una radiografia per localizzarlo con precisione prima dell'intervento chirurgico. © Andrea Puxeddu.
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Sala per radiografie. Una delle cause di morte delle tartarughe è l'ingestione di plastiche o ami da pesca. A volte l'amo è talmente in profondità nell'esofago che è necessaria una radiografia per localizzarlo con precisione prima dell'intervento chirurgico. © Andrea Puxeddu.

Donatella, biologa marina e socia del centro CRAMA, osserva la radiografia di una tartaruga che ha ingerito un amo da pesca. © Andrea Puxeddu.
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Donatella, biologa marina e socia del centro CRAMA, osserva la radiografia di una tartaruga che ha ingerito un amo da pesca. © Andrea Puxeddu.

Strumenti chirurgici. Spesso sono necessarie delle operazioni per estrarre ami o materiali plastici ingeriti dall'animale. © Andrea Puxeddu.
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Strumenti chirurgici. Spesso sono necessarie delle operazioni per estrarre ami o materiali plastici ingeriti dall'animale. © Andrea Puxeddu.

L'esame della cavità orale è uno degli esami ricognitivi effettuati sugli esemplari in difficoltà recuperati e portati nei centri. © Andrea Puxeddu.
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L'esame della cavità orale è uno degli esami ricognitivi effettuati sugli esemplari in difficoltà recuperati e portati nei centri. © Andrea Puxeddu.

A destra un classico amo da pesca a “J” utilizzato con i palangari, a sinistra un amo circolare che con il nuovo design non può essere inghiottito dalle tartarughe. L'amo è stato realizzato per la sperimentazione grazie ai progetti Tartanet e Tartalife che perseguono la riduzione della mortalità delle tartarughe. © Andrea Puxeddu.
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A destra un classico amo da pesca a “J” utilizzato con i palangari, a sinistra un amo circolare che con il nuovo design non può essere inghiottito dalle tartarughe. L'amo è stato realizzato per la sperimentazione grazie ai progetti Tartanet e Tartalife che perseguono la riduzione della mortalità delle tartarughe. © Andrea Puxeddu.

Ogni anno tra 10-20 milioni di tonnellate di plastica viene gettata negli oceani. Nel Mediterraneo la situazione non è migliore. Sebbene rappresenti l’1% delle acque mondiali, è qui che si concentra il 7% della microplastica globale. (fonte WWF). © Andrea Puxeddu.
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Ogni anno tra 10-20 milioni di tonnellate di plastica viene gettata negli oceani. Nel Mediterraneo la situazione non è migliore. Sebbene rappresenti l’1% delle acque mondiali, è qui che si concentra il 7% della microplastica globale. (fonte WWF). © Andrea Puxeddu.

Daniele, veterinario del (CRAMA) controlla lo stato di salute di una Caretta caretta. Le tartarughe sono rettili ed il loro funzionamento biologico è completamente differente da quello dei mammiferi. Il cuore di una tartaruga può continuare a battere anche ore dopo la morte, perciò il monitoraggio post operatorio è fondamentale. © Andrea Puxeddu.
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Daniele, veterinario del (CRAMA) controlla lo stato di salute di una Caretta caretta. Le tartarughe sono rettili ed il loro funzionamento biologico è completamente differente da quello dei mammiferi. Il cuore di una tartaruga può continuare a battere anche ore dopo la morte, perciò il monitoraggio post operatorio è fondamentale. © Andrea Puxeddu.

Le tartarughe vengono monitorate quotidianamente prima di essere restituire al mare. © Andrea Puxeddu.
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Le tartarughe vengono monitorate quotidianamente prima di essere restituire al mare. © Andrea Puxeddu.

Campioni di sangue prelevati dalle tartarughe presso il Centro di Recupero nell'isola dell'Asinara. © Andrea Puxeddu.
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Campioni di sangue prelevati dalle tartarughe presso il Centro di Recupero nell'isola dell'Asinara. © Andrea Puxeddu.

Se impigliate nelle reti da pesca le tartarughe subiscono lacerazioni profonde a rischio di infezioni che possono portare alla perdita della pinna. © Andrea Puxeddu.
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Se impigliate nelle reti da pesca le tartarughe subiscono lacerazioni profonde a rischio di infezioni che possono portare alla perdita della pinna. © Andrea Puxeddu.

Nel periodo di permanenza nei centri di recupero, le tartarughe vengono nutrite con pesci e molluschi. Nella foto un volontario prepara il pasto della giornata a base di calamari. © Andrea Puxeddu.
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Nel periodo di permanenza nei centri di recupero, le tartarughe vengono nutrite con pesci e molluschi. Nella foto un volontario prepara il pasto della giornata a base di calamari. © Andrea Puxeddu.

La tartaruga ha un'alimentazione varia, meduse, piccoli pesci, crostacei e calamari. Non ha denti ma un becco corneo, detto ranfoteca, adatto alla loro alimentazione varia. © Andrea Puxeddu.
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La tartaruga ha un'alimentazione varia, meduse, piccoli pesci, crostacei e calamari. Non ha denti ma un becco corneo, detto ranfoteca, adatto alla loro alimentazione varia. © Andrea Puxeddu.

Una tartaruga Caretta caretta nuota in una vasca del centro di recupero animali marini dell'Asinara (CRAMA). Prima di essere liberate nel loro habitat, le tartarughe restano in riabilitazione in vasche di acqua di mare da poche settimane fino ad un anno. © Andrea Puxeddu.
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Una tartaruga Caretta caretta nuota in una vasca del centro di recupero animali marini dell'Asinara (CRAMA). Prima di essere liberate nel loro habitat, le tartarughe restano in riabilitazione in vasche di acqua di mare da poche settimane fino ad un anno. © Andrea Puxeddu.

Caretta caretta prende fiato prima di un'immersione. Grazie alle loro naturali caratteristiche le tartarughe possono restare in apnea fino 9-10 ore in totale inattività. © Andrea Puxeddu.
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Caretta caretta prende fiato prima di un'immersione. Grazie alle loro naturali caratteristiche le tartarughe possono restare in apnea fino 9-10 ore in totale inattività. © Andrea Puxeddu.

Carapace di una Caretta caretta parzialmente rimarginato. Ci vorranno anni prima che si riformi completamente, tuttavia già in questa condizione la tartaruga è pronta per riprendere il mare. Quando le tartarughe sono in stato di galleggiamento, è possibile che vengano investite accidentalmente dalle eliche delle imbarcazioni. © Andrea Puxeddu.
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Carapace di una Caretta caretta parzialmente rimarginato. Ci vorranno anni prima che si riformi completamente, tuttavia già in questa condizione la tartaruga è pronta per riprendere il mare. Quando le tartarughe sono in stato di galleggiamento, è possibile che vengano investite accidentalmente dalle eliche delle imbarcazioni. © Andrea Puxeddu.

Laura e Roberta, biologhe marine e socie del CRAMA verificano in ambulatorio lo stato di una Caretta caretta. Prima della librazione vengono effettuati gli ultimi controlli e registrazioni. Viene applicata una targhetta riconoscitiva. © Andrea Puxeddu.
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Laura e Roberta, biologhe marine e socie del CRAMA verificano in ambulatorio lo stato di una Caretta caretta. Prima della librazione vengono effettuati gli ultimi controlli e registrazioni. Viene applicata una targhetta riconoscitiva. © Andrea Puxeddu.

In estate, durante il trasporto le tartarughe vengono avvolte in un panno bagnato er mantenere idratazione e temperatura. © Andrea Puxeddu.
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In estate, durante il trasporto le tartarughe vengono avvolte in un panno bagnato er mantenere idratazione e temperatura. © Andrea Puxeddu.

Il momento per la liberazione è un momento atteso e una gioia per grandi e piccini che accolgono in spiaggia i volontari. © Andrea Puxeddu.
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Il momento per la liberazione è un momento atteso e una gioia per grandi e piccini che accolgono in spiaggia i volontari. © Andrea Puxeddu.

Per la liberazione viene creato un corridoio in modo da lasciare libera la tartaruga di prendere il mare. © Andrea Puxeddu.
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Per la liberazione viene creato un corridoio in modo da lasciare libera la tartaruga di prendere il mare. © Andrea Puxeddu.

Luca, una tartaruga Caretta caretta rincontra il mare dopo mesi riabilitazione per aver ingerito un amo da pesca. © Andrea Puxeddu.
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Luca, una tartaruga Caretta caretta rincontra il mare dopo mesi riabilitazione per aver ingerito un amo da pesca. © Andrea Puxeddu.

Grazie all'intervento di volontari e operatori specializzati nel settore, molte tartarughe vengono tratte in salvo, curate e rimesse in libertà. Un esempio di speranza, un passo in controtendenza con il passato, in cui l'uomo ripara ai propri errori per il futuro dell'umanità stessa. Una goccia nell'oceano, ma che per le tartarughe rappresenta la differenza tra la continuazione della specie e l'estinzione. © Andrea Puxeddu. vai su FPmag rivista di cultura dell'immagine
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Grazie all'intervento di volontari e operatori specializzati nel settore, molte tartarughe vengono tratte in salvo, curate e rimesse in libertà. Un esempio di speranza, un passo in controtendenza con il passato, in cui l'uomo ripara ai propri errori per il futuro dell'umanità stessa. Una goccia nell'oceano, ma che per le tartarughe rappresenta la differenza tra la continuazione della specie e l'estinzione. © Andrea Puxeddu.


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